Due volontari e un’utente della Fondazione agostiniana REDA all’incontro con Papa Leone XIV nel centro della Caritas CEDIA 24 Horas
Durante la sua visita al Centro di Informazione e Accoglienza della Caritas (CEDIA 24 Horas), Papa Leone XIV ha incontrato 16 utenti che attualmente partecipano ai diversi programmi di accompagnamento dell'istituzione. Attraverso le loro storie di vita, il Santo Padre si è avvicinato alla realtà di quanti hanno trovato in questo centro uno spazio di accoglienza, speranza e ricostruzione personale.

A questo incontro hanno partecipato diverse persone di ONG e fondazioni, tra cui due volontari e un’utente del Progetto Aula Abierta-Catalejo della Fondazione Rete Agostiniana per l’Educazione e lo Sviluppo (REDA), un ente senza scopo di lucro dell’Ordine di Sant’Agostino che in Spagna sviluppa progetti di intervento socio-educativo con persone in situazione di vulnerabilità. Ha partecipato anche P. Jaazeal Jakosalem, presidente di ARCORES Internazionale.

La Fondazione REDA sostiene anche progetti di cooperazione in altri Paesi e svolge attività di sensibilizzazione, in coordinamento con il Segretariato per le Missioni, Giustizia e Pace della Provincia Agostiniana di San Giovanni di Sahagún.
Il cardinale di Madrid
Da questo centro che la Caritas ha nel quartiere madrileno di Carabanchel, il cardinale arcivescovo di Madrid, José Cobo, ha rivolto al Papa le prime parole a nome della Chiesa locale, che ha definito accogliente e aperta, una Chiesa in cui la comunità cristiana si è costruita grazie a persone arrivate da molti luoghi.
Ha sottolineato il significato del fatto che la visita inizi in un luogo umile e legato ai più vulnerabili perché, secondo il Vangelo, è a partire da loro che si comprendono meglio la presenza di Cristo e la missione della Chiesa: “Il Vangelo si comprende meglio quando la realtà si guarda dagli ultimi. Perché in luoghi come questo impariamo ogni giorno che Cristo non solo ci manda ai poveri, ma Egli stesso si rende presente in loro. Per questo, iniziare in questo modo non è solo una scelta pastorale: è anche una confessione di fede che facciamo insieme al Papa”.
E in riferimento al motto, il cardinale ha sottolineato che “alzare lo sguardo” deve avvenire senza perdere il contatto con la realtà concreta di quanti vivono difficoltà legate alla casa, al lavoro, alla solitudine o all’esclusione. In questo contesto, ha evidenziato l’opera sociale della Chiesa a Madrid, in particolare attraverso la Caritas, la vita consacrata e numerose iniziative pastorali che accompagnano migliaia di persone.
Infine, ha osservato che sono proprio i più poveri a offrire il primo saluto e il primo abbraccio al visitatore, a nome di tutta la comunità cristiana impegnata nel servizio, nella preghiera e nella solidarietà.
Le testimonianze
Il Papa ha ascoltato anche la testimonianza di Niurca, avvocata, arrivata in Spagna da Cuba un anno fa, incinta e senza sapere come sarebbe andata avanti, ma che ha trovato aiuto nell’Hogar Santa Bárbara della Caritas.
Anche quella di Khadri, arrivato dal Senegal nel 2020, in piena pandemia. Aveva lasciato tutto alle spalle, non sapeva da dove cominciare e si sentiva solo: “Alla Caritas mi hanno aiutato senza chiedermi nulla, mi hanno guardato con rispetto e mi hanno fatto sentire che la mia vita contava”.
E quella di Alicia, volontaria del Proyecto Esperanza delle Adoratrici, che ha sottolineato come per i volontari accompagnare sia un modo di annunciare il Vangelo.
Il discorso di Papa Leone XIV
Nel suo discorso, Papa Leone XIV ha parlato dei miracoli che l’amore compie e ha sottolineato la responsabilità dei cristiani verso chi è nel bisogno: “Una responsabilità che consacra ogni incontro con l’altro come un kairós, un momento di grazia unico e irripetibile per amare, che non si deve perdere né rimandare. L’amore di Cristo ci spinge verso i fratelli (cf. 2 Cor 5,14) e la carità e la sollecitudine con cui rispondiamo ai suoi impulsi sono la prova della nostra fede“.
“Le parole di Gesù sono anche un invito a coltivare un cuore sensibile alle necessità degli altri (cf. Sal 112,1-9) – ha sottolineato -, mantenendo vivo in noi il desiderio del bene che Dio ha posto nella nostra stessa umanità e che la fede libera e rafforza”.
Nelle sue parole si è riferito anche ai doni che gli hanno offerto Niurca, Khadri e Alicia: “Il nastro con i nomi dei bambini esprime la gioia che ogni nascita porta nel mondo; il permesso di soggiorno racconta una storia di fatica, ma soprattutto di impegno, onestà e accoglienza; il sandalo, che ricorda l’incontro di Mosè con Dio sull’Oreb (cf. Es 3,1-6), evoca la “terra santa” che siamo tenuti a rispettare in ogni esistenza umana”.
La visita di Leone XIV al CEDIA 24 Horas ha dato un volto a una convinzione profondamente radicata nella tradizione agostiniana: che Dio viene incontro all’essere umano nella fragilità, nel bisogno e nell’anelito a una vita più dignitosa. Le storie condivise, l’impegno di volontari e operatori sociali e le parole del Santo Padre ricordano che la carità cristiana non è solo una risposta alla povertà, ma un modo di costruire comunità. Come insegnò Sant’Agostino, nessuno può trovare Dio isolandosi dagli altri; è nell’amore concreto per il fratello che il cuore scopre la via verso Colui che abita nel più profondo di ogni persona.





