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Lo sguardo di Papa Leone XIV

L’alta marea del viaggio di Papa Leone XIV in Spagna ha lasciato un immenso archivio di parole, gesti ed emozioni. Da quando, la sera dell’8 maggio 2025, si affacciò alla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro per salutare per la prima volta come Vescovo di Roma e duecentosessantasettesimo successore di San Pietro, i giornalisti hanno cominciato a chiedersi: chi è Robert F. Prevost?

P. Santiago Insunza, OSA · 2 min di lettura Condividi
León XIV saluda a un niño en la iglesia de Sant Agustí de Barcelona, 10 de junio de 2026
© Vatican Media

Le biografie si sono moltiplicate in diverse lingue e le telecamere hanno percorso Chicago, il Perù e Roma alla ricerca di immagini e testimonianze.

Dati e curiosità biografiche a parte, sono stati sottolineati alcuni tratti della sua personalità. Apparentemente timido, cordiale, vicino e sereno, amante dei poveri più che della povertà – la povertà non porta necessariamente all’amore, ma l’amore porta inevitabilmente alla povertà, scrisse José María Cabodevilla –, matematico dalla mente analitica, osservatore, mentalmente ordinato, didattico nel discorso, pacificatore, squisito nel rispetto e nell’ascolto, dal volto affettuoso e con una fede nuda che lo ha portato a vivere allo scoperto o, per meglio dire, al riparo della volontà di Dio, esperto nell’ascoltare persone ferite dalla vita… Giunti a questo punto, Papa Robert F. Prevost direbbe che moltiplicare gli epiteti o tentare di fare il ritratto intimo di una persona ha qualcosa di impossibile e di inutile. Ed è così.

E se provassimo a scegliere un solo gesto di Leone XIV? Forse il suo sguardo. Sereno, luminoso, indulgente, capace di creare fiducia, avvolge e dà valore a chi parla con lui. Benedetta passività di chi sa ascoltare e ti offre il dono di un silenzio eloquente.

La potenza di Dio si disegna in quell’occhio immenso che le illustrazioni degli antichi catechismi collocavano dentro un triangolo. Lo sguardo di Papa Leone è caldo, accogliente, samaritano.

Mentre la papamobile percorreva le strade di Madrid, Barcellona e delle Canarie, la Spagna anonima si alzava in punta di piedi sui marciapiedi per poi raccontare con gioia: “Ho visto il Papa” o “il Papa mi ha guardato”. Un Papa avvolto dall’aura di una solennità senza artifici, a suo agio nel benedire e instancabile dispensatore di benedizioni e di sorrisi pacificanti. Ha attraversato le nostre città celebrando il cerimoniale della semplicità, godendo la gioia agostiniana di amare e di sentirsi amato.

Quale messaggio non verbale ha comunicato il Papa durante la visita nel nostro Paese? “Senza dubbio, qualcosa di quasi impercettibile, la trasmissione misteriosa di una profondità che nascondono il suo volto, i suoi gesti e le sue parole… Un di più, più profondo, che emana da lui: un grande silenzio, il riserbo di un tesoro nascosto, dove l’ego del leader influente svanisce per lasciare spazio a un’interiorità assaporata che raggiunge la gente” (Pedro Miguel Lamet, 12 giugno 2026).

 

Io conosco Leone XIV

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