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Festa della Chiesa di Madrid con Papa Leone XIV

Se in questi giorni abbiamo potuto apprezzare discorsi e omelie di grande spessore, le parole che il nostro fratello Prevost ci ha lasciato in questo lunedì pomeriggio non sono da meno. Senza dubbio ci sentiamo molto grati e orgogliosi per tutto ciò che ci sta donando.

P. Ángel Andújar, OSA · 5 min di lettura Condividi
Papa Leone XIV saluta la folla durante il suo viaggio in Spagna

León XIV abraza al cardenal José Cobo en el estadio Santiago Bernabéu

In un clima festoso e fraterno e in una cornice incomparabile come lo Stadio Bernabéu, si è svolto un incontro molto speciale: le tre diocesi della Provincia ecclesiastica di Madrid – Madrid, Getafe e Alcalá – hanno accolto Papa Leone in quella che è stata definita la festa della diocesanità, segno che è possibile convivere tutti pur essendo molto diversi.

L’evento, durato più di quattro ore, ha unito con grande bellezza testimonianze, discorsi e musica, che ha raggiunto il suo culmine con la bravura di Diana Navarro, Daniel Diges e David Bustamante, interpreti sublimi dell’inno ufficiale “Alza la mirada”. Prima dell’arrivo del Santo Padre, il momento più emozionante è stato quello della processione della Vergine dell’Almudena e del Cristo di Medinaceli, le due immagini che suscitano maggiore devozione nel popolo madrileno.

Cantate con un solo cuore

Il cardinale José Cobo ha aperto il momento centrale, visibilmente commosso dopo il canto dell’inno ufficiale, dando il benvenuto a Papa Leone con una citazione del Sermone 34 di Sant’Agostino: Cantate al Signore un canto nuovo… cantate tutti insieme, con un solo cuore e una sola voce… Canta con la voce, canta con il cuore, canta con la vita. Invitando ad armonizzare la diversità con le voci di ciascuno, ha sottolineato come la Chiesa, chiamata alla missione, abbia bisogno dei toni migliori di ciascuno dei suoi membri.

La Chiesa diocesana è così chiamata a essere una casa in cui ogni vocazione conta, in cui la corresponsabilità non è una teoria ma uno stile di vita, in cui l’autorità si vive come servizio e in cui la missione si tesse camminando insieme. Una Chiesa che non abbia paura di avviare processi, che si lasci interpellare dalla realtà e che cerchi, con umiltà, come annunciare oggi la Buona Notizia. Tutto questo non si fa alzando la voce, ma accordandola, facendo sì che la vita suoni come Vangelo, senza negare la notte, ma senza rassegnarci a rimanervi. E, ha concluso il cardinale, uniti alla Chiesa universale rappresentata dal Papa, imparando a cantare insieme non il nostro canto, ma quello di Dio.

Testimoni credibili

Prima che prendesse la parola, al Santo Padre sono state ricordate le parole con cui, il 30 novembre 2006, l’allora Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino chiamò gli agostiniani a essere i testimoni credibili di cui il mondo ha bisogno oggi. Vent’anni dopo, quelle parole continuano a essere fonte d’ispirazione per gli agostiniani e per tutta la Chiesa.

Papa Leone ha raccolto la suggestiva proposta dell’arcivescovo di Madrid per sottolineare come il nostro cuore abbia bisogno di cantare, cioè di interpretare gli avvenimenti e le situazioni, celebrando con gli altri il senso che irradiano. Un popolo che ama la musica, la danza e lo stare insieme, ma che conosce anche i conflitti, la rassegnazione e, a volte, la disperazione, ha bisogno di generare la polifonia della comunità, qualcosa di cui nella famiglia agostiniana sappiamo molto.

Riprendendo la bella immagine con cui la recente enciclica Magnifica humanitas contrappone l’omologazione e la confusione di Babele alla ricostruzione comunitaria della città narrata da Neemia, ha sottolineato che ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità delle voci, esiste la possibilità luminosa di edificare insieme: la diversità non è un pericolo, ma un’opportunità per far crescere la giustizia e la fraternità a partire dall’ascolto e dal dialogo.

Raggiungere l’anima delle città

Papa Prevost ci ha parlato della missione della Chiesa nelle grandi realtà urbane, segnate da una grande diversità tra le persone che le abitano, dove convivono tradizioni e “anime” differenti. E lì ha lanciato un grande interrogativo: ciò che siamo e facciamo come cristiani raggiunge “i nuclei più profondi dell’anima delle città” (Evangelii gaudium, 74)? La sua risposta è stata affermativa, fondata su un’intuizione pienamente agostiniana: è possibile se cerchiamo insieme la verità. Questo cammino di ricerca comune richiede di evitare sia la dispersione sia la tentazione di rinchiuderci nel caldo ambiente dei nostri gruppi; raggiungeremo il cuore della città solo se accettiamo che la verità è sinfonica e va oltre i nostri orizzonti ristretti. Il suo invito a coltivare l’arte spirituale della cordialità, reinventando le nostre mappe per muoverci in armonia nella città dove Gesù Cristo si rende presente e ci chiama ad annunciarlo, è una sfida che non possiamo trascurare.

In un’umanità bombardata di immagini e parole, ma affamata di giustizia e assetata di verità, la testimonianza di una Chiesa diocesana in chiave sinodale è quanto mai necessaria, ci ha ricordato il Papa. E questo cammino per raggiungere davvero la città parte dalle strutture di ascolto più profondo della voce dello Spirito. Senza paura, fuggendo dalle routine in cui ciascuno resta chiuso nelle proprie abitudini e nel proprio ruolo, e promuovendo la corresponsabilità, ascolteremo lo Spirito, che suscita vocazioni in mezzo all’agitazione, alla discussione e al dialogo.

Vita e gol

Nell’ultimo grande evento del Papa a Madrid, egli ha potuto constatare che in questa Chiesa particolare c’è tanta vita: vita manifestata nelle testimonianze che si sono succedute, vita che bisogna lasciar sbocciare, intonando la bella melodia del Vangelo in modo che sia comprensibile nella realtà variegata della grande città, perché chiunque arrivi nel cuore della metropoli non si senta né rifiutato né incompreso, non incontri pregiudizi né delusioni, ma sperimenti l’amore e la bontà di una Comunità che accoglie e accompagna. Perché, in effetti, l’amore è il linguaggio che fa sentire ogni persona a casa.

In un contesto calcistico, misericordia, giustizia e pace sono i gol della Chiesa diocesana contro la mondanità. Perché questa squadra alza lo sguardo e continua a giocare.

Grazie, Santo Padre Prevost, per questa nuova testimonianza del suo ministero, che corona il suo passaggio a Madrid come un forte richiamo all’amore, alla gioia e alla speranza. Confidiamo che queste giornate di incontro fraterno con il nostro Papa portino tutti noi cristiani a vivere alzando lo sguardo.

FOTO: © Vatican Media

Io conosco Leone XIV

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