Vai al contenuto

Alza gli occhi

Sant'Agostino invita ad alzare gli occhi, perché è necessario vigilare ed elevare non solo gli occhi del corpo, ma anche quelli del cuore (en. Ps. 129,1). Solo con gli occhi del cuore possiamo contemplare la realtà come Dio la contempla (ep. 147,43). Alziamo lo sguardo per fissarlo sulla meta verso cui siamo diretti.

Fra Enrique Eguiarte, OAR · 4 min di lettura Condividi

Il mondo in cui viviamo cerca spesso di rinchiuderci in orizzonti puramente terreni, intrappolandoci con i suoi piaceri, le sue tentazioni e i suoi inganni. Di fronte a ciò, Sant’Agostino ci esorta ad alzare lo sguardo, a elevarci al di sopra delle realtà passeggere di questa terra e a ricordare che siamo pellegrini chiamati a una meta che trascende il tempo e lo spazio. Per questo afferma:

«Dove doveva alzare gli occhi, se non là dove era diretto e desiderava salire? Dalla terra si sale al cielo. Ecco la terra, che calpestiamo con i piedi, in basso; ecco il cielo, che contempliamo con gli occhi, in alto; salendo, cantiamo» (en. Ps. 122,3).

Preghiera, meditazione e vita fraterna

È necessario, dunque, alzare gli occhi mediante la preghiera, la meditazione e la vita fraterna per contemplare la meta verso cui camminiamo. Ma non si tratta soltanto di guardare la destinazione finale. Dobbiamo anche continuare a percorrere il nostro pellegrinaggio terreno con gioia, sostenuti dalla bellezza di ciò che ci attende. Sant’Agostino sottolinea proprio questa dimensione gioiosa della speranza: alzando gli occhi e contemplando la bellezza e la sublimità della meta, nasce nel cuore la gioia. Per questo afferma che «salendo, cantiamo» (en. Ps. 122,3). Non avanziamo con tristezza, ma con gioia. È la stessa idea che espresse in uno dei suoi sermoni con la celebre esortazione: «Canta e cammina» (s. 256,3). Alziamo gli occhi per contemplare la meta e camminiamo cantando per raggiungerla.

D’altra parte, Sant’Agostino invita ad alzare lo sguardo per non restare chiusi in noi stessi. La cultura contemporanea assomiglia spesso a Narciso, affascinato dalla propria immagine e intrappolato nella contemplazione di sé. Di fronte a questa tentazione, il vescovo di Ippona ci esorta a guardare verso Dio e a smettere di fare di noi stessi il centro della nostra attenzione. Si tratta di imparare a scoprire Dio presente nella nostra vita e a riconoscere la sua presenza anche nei fratelli. Per questo afferma:

«Alza gli occhi a Colui che abita nel cielo; non guardare te stesso» (en. Ps. 122,3).

Spesso ci soffermiamo eccessivamente sui nostri limiti, sui nostri fallimenti e sui nostri condizionamenti. Le difficoltà di ogni giorno possono farci perdere la speranza. Per questo è necessario alzare lo sguardo e rivolgerlo a Dio. Contemplando Lui, impariamo anche a guardare noi stessi nel modo giusto. Solo a partire da Dio possiamo comprendere la nostra realtà con gli occhi della speranza, della fede e dell’amore (sol. 2,1).

Uno sguardo di fede

Inoltre, in un mondo che ha smesso di credere nelle realtà eterne e che non alza più gli occhi al cielo, Sant’Agostino invita a mantenere uno sguardo pieno di fede. Ci mette in guardia dall’influenza di coloro che esigono prove visibili di ciò che crediamo e ridicolizzano la speranza cristiana. Così lo esprime:

«Si faranno beffe di coloro che ripongono la felicità in ciò che non si può vedere con gli occhi e diranno loro: “Che cosa credi, stolto? Vedi ciò che credi? È tornato qualcuno dal sepolcro a raccontarti ciò che vi accade?”» (en. Ps. 122,8).

Nonostante queste difficoltà, dobbiamo tenere con speranza e gioia gli occhi rivolti al Signore, perché la nostra vita trovi il suo fondamento in Cristo e nei valori del Regno dei cieli. Non dobbiamo mai perdere la consapevolezza di essere pellegrini della Città di Dio. La patria definitiva non è ancora vicina, ma possiamo contemplarla fin d’ora con gli occhi della fede. La sua visione anticipata riempie di speranza il nostro cuore e ci permette di camminare e cantare mentre avanziamo verso di essa.

Pertanto, di fronte a una cultura che ci invita costantemente a guardare soltanto le cose della terra, un’ottima medicina spirituale consiste nell’alzare gli occhi, contemplare la meta, guardare a Dio e camminare cantando, con gioia. Perché Dio non è soltanto il termine del nostro cammino; è anche Colui che ci sostiene con la sua forza e ci accompagna in ogni passo del pellegrinaggio.

Dunque, alza lo sguardo!

Io conosco Leone XIV

Invia la tua testimonianza

Se hai condiviso la vita comunitaria, la missione o gli studi con Robert Prevost, la tua testimonianza fa parte di questa storia. La leggeremo prima di pubblicarla e, se necessario, ti scriveremo.